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La stima della Svimez suscita naturale apprensione, anche perché strettamente legata alla crisi sanitaria: sono circa 10mila gli studenti che potrebbero rinunciare a iscriversi ai nostri atenei nell’anno accademico 2020/2021. La possibile riduzione delle immatricolazioni negli atenei italiani non è però un dato che si presta a una lettura esclusivamente negativa. Il nuovo scenario può infatti offrire inaspettate opportunità e portare alla riscoperta di professioni altamente specializzate.
Se da un lato la grande crescita delle università italiane ha permesso a tutti di accedere ai più elevati livelli di istruzione, dall’altra i giovani non hanno sempre trovato nel mercato del lavoro una giusta ricompensa per gli anni di studio e di sacrificio. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che anche qualifiche come quella di impiegato e operaio specializzato offrano alle nuove generazioni opportunità di impiego e di sviluppo personale. Può quindi essere il momento opportuno per rivalutare professioni che gli italiani hanno delegato quasi in toto alla forza lavoro migrante.
L’accesso universale ai più elevati livelli di istruzione è un’importante conquista degli ultimi decenni, ma la crescita della popolazione universitaria ha creato anche squilibri tra domanda e offerta di lavoro a cui si è tentato di porre rimedio con strumenti quali gli esami di ammissione e il numero chiuso. L’augurio è che il sistema scolastico possa riprendere a funzionare quanto prima a pieno regime e che, al tempo stesso, professioni quasi dimenticate dagli italiani riacquistino il valore e l’attrattiva di un tempo.