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Il sostegno delle fasce più deboli della popolazione è in questo momento prioritario, ma la strada per realizzarlo deve essere meno tortuosa possibile. Solo così gli aiuti dello Stato possono arrivare alle famiglie in difficoltà in tempi rapidi.

Nuovi strumenti – come il reddito di emergenza allo studio dell’esecutivo – necessitano sempre chiarimenti e sperimentazioni, rischiando di creare sovrapposizioni e ulteriore confusione. Noi di Soggetto Giuridico proponiamo quindi di utilizzare lo strumento già esistente, il reddito di cittadinanza, estendendolo a una platea più ampia.
Il rischio povertà è concreto. In particolare nel nostro Mezzogiorno, dove potrebbe scoppiare una bomba sociale come ha avvertito il direttore di Svimez Luca Bianchi. Nel sud, del resto, l’emergenza coronavirus si innesta in un contesto fragile e già in sofferenza per il mancato sviluppo economico e per la crisi occupazionale.

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha dichiarato che il Governo intende far arrivare gli aiuti con procedura semplificata a tutte le famiglie in difficoltà. Creare un ulteriore strumento di sostegno al reddito significa però partire da zero dal punto di vista amministrativo, con tutte le incognite procedurali del caso.

Di fronte alla crisi, gli adempimenti formali vanno ridotti al minimo per mettere al centro le questioni sostanziali: le risorse devono essere adeguate e arrivare a chi ne ha realmente bisogno. L’unico imperativo, nell’attuale congiuntura, dovrebbe essere la capacità di rispondere all’emergenza economica in modo tempestivo.