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Cari amici e colleghi, operatori LABOR,
è stato titolato dagli organi statutari e dai Consigli di Amministrazione del Patronato, del CAF, e del centro di assistenza agricola EUROCAA a servizio degli Agricoltori
“ANNO DELLA REALTÀ”
Prima di rappresentare una riflessione, sono convinto e ritengo necessario riaffermare la scelta di dare spazio ai giovani. Sì è giovani a 30 anni e non a 60, come costume di una classe politica che a mio parere dovrebbe mettersi in discussione.
Ad Ottobre prossimo l’Eurocoltivatori che ha, con la vostra collaborazione, magistralmente, messo in piedi la struttura Confederale, compie trent’anni. Di tanto avremo modo di confrontarci atteso che è in programma la celebrazione dei nostri sei lustri nelle piazze. Qualcuno, meglio più di qualcun altro, ci suggeriva di scatenare le piazze contro l’apartheid istituzionale, sarebbe stato più consono aizzare le folle con le solite imprecazioni, salvo poi scomparire come da “copione”.
Nulla ci mancava per megafonare:
“Riempiremo le piazze che pulluleranno della nostra gente, lavoratori e semplici contadini in corteo, marce e sfilate di trattori, racconteremo il Romanzo dell’agricoltura e del giardino d’Europa e dei milioni di donne e uomini della terra, che dignitosamente, rimboccandosi le maniche hanno trascinato lo stivale fuori dalle -sacche- e dalla “follia” del ventennio.
Allo stato dell’arte, si può facilmente dedurre che l’agricoltura del Paese è stata quasi sempre acefala, con ministrini “camerieri’ che hanno servito il pranzo ai diversi commensali di certo a palazzo Rospigliosi.
In una grande democrazia occidentale negare il confronto è sintomo che la febbre sta salendo e il virus dell’onnipotenza ha definitivamente scalzato quello del dialogo. Le doppie personalità calpestano la dignità dei cittadini ai quali si assegna il ruolo dell’utile idiota, che non deve sapere ma dovrà avallare.
Ove mai l’essere rispettati e considerati come persone ricche di valori in un sodalizio che si è organizzato dal niente e che oggi conta circa 300mila soci, con un programma controcorrente che pone al centro di ogni qualsivoglia interesse “l’uomo, la dignità e il diritto al lavoro”, siano ritenuti non consoni e poco funzionali agli interessi di chi corre solo per il potere, solo per il fatto che siamo stati contenti e siamo uomini liberi di fare responsabilmente le nostre scelte.
Se il rispetto degli impegni, si baratta con i ricattucci e le tattiche del “tenere in mano” in modo che chi lavora deve ancora ricevere e quindi costretto a subire i capricci dei tanti capetti, mascherati con acronimi e siglette, forse alcuni di noi hanno confuso indirizzo.
La CONFEURO è una realtà viva e diffusamente presente nel Paese, ben strutturata che annovera associazioni ed organismi attivi nei diversi rami della società civile in uno al proprio Patronato LABOR che mediamente offre e dà assistenza gratuita a centinaia di migliaia di cittadini, coadiuvato dal CAF e dai diversi altri organismi che coprono tutto l’arco delle attività in uno alle opportunità di utilizzo dei dirsi, non facili, ammortizzatori sociali.
Riprendo lo slogan: “2020 anno della realtà” per significare che si affronta il mare aperto solo se remiamo tutti nella stessa direzione.
Proprio questa concezione mi ha spinto e ritengo necessario precisare:
Enti, società, associazioni esistono perché creati e voluti con determinazione dalla Confederazione degli Agricoltori Europei e del Mondo – CONFEURO.
Solo per fare un esempio: IL PATRONATO LABOR È STATO CREATO, STRUTTURATO DALLA CONFEURO.
Per chiarire le idee a quanti in buona fede sono convinti che i patronati sono del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, responsabilmente si ribadisce che al Ministero spetta solo la vigilanza, e che sul piano economico lo stesso riconosce solo l’opera di utilità sociale che i patronati danno a tutti i cittadini. Con questo intendo affermare che pur nel rispetto delle regole il Patronato, il Caf, il CAA e tutte le altre strutture fanno capo alla CONFEURO.
Con la necessaria forza e determinazione è inaccettabile che nel nostro interno non ci siano isole felici e luoghi di espiazione, mentre siamo tutti sotto lo stesso tetto.
Penso di essere stato chiaro, ma sono sempre pronto a confrontarmi, con tutti quelli che vogliono conoscere meglio le nostre coordinate.
Cortesemente la preghiera di un cenno di riscontro. Al piacere di leggervi.
Vi giungano i migliori auspici.
Rocco Tiso