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Celebrato giovedì 25, dopo Pasqua, l’anniversario della Resistenza, non senza le dichiarazioni di pezzi dello Stato che onorano la prima festa della Liberazione di governo:
“Io non sarò a sfilare qua o la, fazzoletti rossi, neri, gialli o bianchi, vado a Corleone a sostenere le forze dell’ordine”, a cui ha fatto seguito l’immancabile replica dell’opposizione; si va verso la festa dei lavoratori! Si stringono i tempi, fervono i preparativi, il mondo del Lavoro è mobilitato, si accinge ad invadere le piazze. Intanto tutto è cambiato, dal carbone, all’analogico e finalmente il traguardo: lo “smartphone”.
Dalle miniere alle fabbriche: ecco chi sono gli schiavi che fanno girare internet e faranno funzionare la nave che condurrà i terrestri verso mondi incontaminati. Non c’è nessuna invenzione è tutto cristallizzato e pianificato nel progetto “Surplus Global”.
Le fabbriche in Cina, le miniere di litio in Sudamerica, quelle di coltan – sabbia nera – in Congo, dove ad estrarre il minerale sono bambini analfabeti, orfani, condannati a tramandare da una generazione all’altra la maledizione delle miniere. I Report Onu parlano di 11 milioni di morti legati al controllo di questo business, schiavi volontari al servizio di uomini spietati. Questo minerale viene utilizzato nella tecnologia dei missili spaziali ma è fondamentale per la costruzione dei nostri telefonini che all’80% sono fatti di “coltan”. Anche le filiere della web economy si sono fatte globali. Ma a monte ci sono i medesimi processi di sfruttamento della persona. Fatti e circostanze sempre vive, ma da tempo rilegati ai giorni delle “commemorazioni”.
Un po’ come il lavoro, che si ricorda il 1° maggio, ma da tempi immemorabili recitiamo un po’ tutti lo stesso copione. In democrazia ognuno sceglie il vestito da indossare alla festa. Dato per scontato il concertone di Roma, quest’anno la piazza forte con lo slogan “La nostra Europa: lavoro, diritti, stato sociale” è a Bologna – Piazza Maggiore (vedi Facebook).
Nell’era del “virtuale”, tra festeggiamenti e memorie, tra i lavoratori in lotta aleggia un dubbio che via via diventa interrogativo pressante: dov’è il fulcro della rete, la fonte di Internet, la ricchezza?

Alcuni luminari hanno azzardato spiegazioni:
 nel lavoro non retribuito, nella precarietà di quanti vengono usati per immettere contenuti che animano la rete, ma ingannano, nei fenomeni virali che inopinatamente attraversano web, ma ad avere la meglio sono le speculazioni della finanza globale;
 nelle piattaforme che rastrellano dati sensibili, nei marchi che blindano i più noti servizi digitali e determinano royalty automatiche senza che il navigante venga allertato;
 nel capitale immateriale delle idee e nel continuo dispiegarsi di creatività servite in pasto ai “patiti” dell’immaginario;
 nei travestimenti a “fagiolo” dei “papponi”, fanatici dell’ordine pubblico il cui apice della soddisfazione è affondare i barconi in mare aperto?
È innegabile, che siamo di fronte ad un cambiamento epocale, una freccia invisibile che trascina tutto ciò che incontra. Pur notevoli e impegnative, le risposte ipotizzate, non convincono e non raccolgono consensi.
Forse è ancora attuale, ricercare una soluzione negli scritti e nel pensiero dei grandi del passato. Basta consultare ad oltre un secolo di distanza, testi che riportano concetti come quelli di valore, lavoro e rendita, per trovare riscontri in ordine ai processi di produzione e distribuzione della ricchezza.
Spulciando c’è scritto anche del Lavoro? Poco o niente nell’era post moderna è un sostantivo in subordine. Della Repubblica, si legge sfocato, prevalgono solo i caratteri cubitali.
Nessun dubbio, abbiamo sbagliato Primavera!