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Da più parti e molti pulpiti, predicano che rispetto ai tanti problemi, la precedenza spetta alle persone.

Per affermarlo in più piazze una marea umana, con lo slogan “People prima le persone”. Qualcuno ha subito bollato gli eventi, come prova di forza contro un ministro che ha impartito ordini del tipo “prima gli italiani”.

La posizione unica, incomprensibile per un rappresentante delle istituzioni, che offende i valori sui quali ha giurato, non trova riscontri se non tra l’inizio e la metà del secolo scorso.

È altresì esagerata ogni altra risposta che deve venire dalla piazza, in un Paese che ha conquistato sul campo, i principi di civiltà, tolleranza, antirazzismo uguaglianza che sono a base della – Democrazia – indipendentemente dal colore della  pelle e dalle Origini. La nostra è una civiltà che testimonia come nel popolo più profondo del Paese, non passa, non sfonda il messaggio di chi chiude i porti o innalza barriere e discriminazioni contro i migranti.

A volte dimentichiamo che il significato profondo di alcune parole, soprattutto quelle più importanti per la nostra vita, sta nelle loro origini. Sottovalutare che siamo tutti interconnessi in un unico delicatissimo sistema è l’errore più grave che abitualmente facciamo.

Per la maggior parte del tempo noi uomini viviamo la nostra vita sul pianeta come se fosse una garanzia a cui abbiamo diritto assoluto, di cui non dobbiamo scontare le conseguenze. Spesso a testa bassa, andiamo incontro ad un futuro che ci rende più arcaici e barbarici, senza considerare ciò che ci lasciamo alle spalle. Va, tra l’altro, superata l’immagine di un’Europa fatta solo di finanza, banche, politiche di bilancio. Più che le piazze occorre più Europa: delle sue risorse tecnologiche, economiche, civili e morali per percorrere la rotta giusta. E di più Italia, con tutto quello che questo significa, per rafforzare la prospettiva di un’economia più a misura d’uomo e per questo in grado di affrontare il futuro. Certamente ogni forma di criminalità e di delinquenza devono essere combattute. Semplice ovvietà, ma sentiamo il bisogno di riaffermarla con convinzione perché non vorremmo essere più intossicati dalla propaganda di chi full time continua a presentare i “fenomeni migratori” come una maledizione biblica cui l’Italia sarebbe condannata, e dalla quale bisogna difendersi con il filo spinato, con il divieto agli sbarchi o con l’affermazione, soli è bello, odio contro tutti i diversi, contro tutti gli altri, contro tutti coloro che non hanno il colore della nostra pelle.

Strumentalmente si semina odio anche se il Paese è vuoto! Nascite ridotte al lumicino e invecchiamento galoppante.

Mangiamo velocemente, camminiamo a passo svelto, lavoriamo velocemente, parliamo velocemente, cosi la velocità ci porta ad ignorare ciò che è – e che ci circonda.

Non c’è tempo per fermarsi e riflettere su ciò che stai facendo o sul modo in cui stai vivendo la tua vita. Devi semplicemente camminare più velocemente, cercando di arrivare a quella prossima volta, in modo da non perderti.

Eppure basta guardarsi in torno per constatare che l’ambiente  è come fosse ricettacolo di cianfrusaglie, scarpe scadenti o idee che durano dall’alba al tramonto. Viviamo in una cultura in cui è importante fare molte cose allo stesso tempo, anche se è tutto potrebbe essere inutile. Non importa se ti piace quello che fai o se puoi migliorare la qualità del tuo lavoro, ciò che vale è solo quanto produci.

È in questa direzione che bisogna intervenire e ridisegnare il rapporto – persone, prodotto, natura –

Per fare questo non occorrono fiumane umane, ma regole efficaci senza il rispetto delle quali chiunque diventa un peso per gli altri.

A.M.I.Co.