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Quelli della parte bassa dello Stivale vanno verso la parte più alta e i tanti che già ci stanno vanno oltralpe. Questo fenomeno, molto accentuato dopo che abbiamo perso la seconda “guerra” si sta ripetendo, mentre fervono i preparativi del terzo conflitto.

I San Tommaso, spergiurano che questa guerra non semina piaghe e se dovesse scorrere sangue sarà trasparente. Quindi niente, nemmeno l’ombra di una granata e nemmeno bombe. Intanto circolano con insistenza voci, che raccontano di una realtà visibile, ma trascurata e fatta passare come una vera, fredda, vecchia “verità”. Le solite cose che filtrano tra vecchi e giovani che chiamo “popolo”.

È gente che da più lustri si accartoccia in una economia disastrata, che è la base ormai dei tanti problemi. Una situazione d’incertezza individuale e collettiva, tassi di disoccupazione elevati e di persone che perdono il lavoro aggravata dal dilagare dell’illegalità, dai tentacoli della criminalità organizzata, e le varie mafie, che condizionano da sempre lo sviluppo del territorio. E il prezzo più salato lo pagano i giovani che puntano a realizzarsi, ma gli ostacoli sono insormontabili.  Giovani che vanno a scuola, si specializzano, si laureano, fanno stage, master, corsi mirati e apprendistato sottopagati. Alla fine restano solo delusi.

Per altro i dati evidenziano le anomalie tutte nostrane: negli ultimi anni l’economia ha visto accrescere i redditi medi alti, ma diminuire quegli più bassi. Si tratta di un fenomeno definito come “impoverimento dei più poveri”, con tutti i nefasti effetti socio-economici che ne derivano per una popolazione ai margini sempre più provata. In ambito sociale emergono fenomeni di disagio dovuti alla perdita del lavoro, in una economia viziata, alla difficoltà di trovare occupazione lavorativa con conseguenze anche gravi sul piano personale e familiare.

Aumenta esponenzialmente il numero di persone che parlano di un Paese “Acefalo” che sconta paurosamente proprio una forma encefalopatica che viaggia a velocità sostenuta.

Addirittura vi è una fascia del Paese che decresce ed è quella più povera e più emarginata dove gli effetti negativi sono visibili e tangibili. Sono i bambini di periferia vittime della situazione di generale esclusione dalle opportunità lavorative dei propri genitori, un reggimento di giovani coppie in continua ricerca di un futuro stabile e sostenibile. Ne consegue che il numero dei nostri giovani che se ne vanno all’estero cresce sempre di più e non solo al meridione.

Il Paese si svuota delle sue risorse ed energie migliori, una voragine sempre più incolmabile che assume le forme di una “vera emorragia, di un dissanguamento continuo e inesorabile quasi un vero suicidio“. Intanto chi dovrebbe intervenire, s’incanta solo a guardare.

È una pugnalata a freddo vedere oggi tanti paesini e città svuotate di giovani, famiglie rassegnate a vedere i figli partire per cercare fortuna e lavoro. Si calcola che lo spopolamento del meridione ammonti a circa due milioni di giovani emigrati

L’Italia, nelle varie espressioni sociali ed economiche è divisa in due. Se le statistiche sono crude, le immagini e la realtà socio economica sono ancor più eloquenti. Del resto per cosa dovrebbero protestare gli “Afroitaliani”? Da quelle parti non ci sono piazze per ritrovi stile “no Tav” o “si Tav”. Non sono preoccupati delle minacce di referendum per far fare soldi a chi ne ha già a “iosa”. Chi parte questa volta, porta con se tutto, forse niente, ma sotto il braccio sinistro ci sono i libri e nel destro la valigia ultima trovata, non si vede è al grido “trasparenza”. Tra i denti, un cartoncino rigido, obliterato con su scritto solo “andata”.

Il tempo non ha valore per tutti allo stesso modo. C’è chi viaggia per la salute, in cerca di centri super specializzati, anche per i miracoli. Altri si rassegnano e rinunciano. I più determinati sono pronti ad un viaggio senza frontiere, sono i giovani più giovani, con la barba appena spuntata, ragazzini che vanno lontano oltrepassano i confini, che non lasciano niente, nemmeno un segno, solo l’angoscia latente che aleggia tra le pietre cadenti. Ragazzi senza Paese che vagano per cercare prima del lavoro, un lembo del Pianeta dove le guerre appartengono, se sono state combattute, solo alla storia; uno spicchio di terra per mettersi in gioco, spendere tutte le energie, ciò che gli resta, posto che ne abbia, ma tutto gli sarà facile, pianterà una pietra, che farà radici, se il vento che soffia profuma di libertà  e rende limpido il cielo! Un vento nuovo, diverso che non si trasforma in bufera che oscura l’anima con gli anatema che evocano il ritorno dei tempi che hanno sporcato proprio la storia!

Intanto, i bambini crescono in una terra che non li considera, perché quelli dettano, nel discorso non ci sono virgole. Anche nei tempi evocati, non c’erano colori. Solo il nero in contrasto col nero!

 

A.M.I.Co