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Sono in tanti tra politologi, professionisti acculturati, studiosi di regole democratiche, testimoni di democrazia che invocano un “governo” per l’Italia.

Sono un po’ tutti convinti che non servono accrocchi di destra e nemmeno di sinistra, e tra nuvole e pensieri, vince una “formazione moderata”, che faccia una sola “cosa” governare senza “mestiere”.

Una formazione equilibrata che si accontenti di un pasto normale.

Serve come il pane una formazione né di destra, né di sinistra; un centro forte che dia equilibrio e contenuti di stabilità ai programmi e agli obiettivi di ogni coalizione di governo.

È dalla metà degli anni “90 che il Paese è stato trascinato su un sentiero impervio, succube di un meccanismo elettorale “maggioritario”. È ora di prendere coscienza che con la bocciatura del Referendum Costituzionale, è morto anche l’italicum e l’Italia è ritornata proporzionale.

Intanto ieri ci hanno fatto sapere che, finalmente, la Commissione ed il governo italiano hanno trovato la tanto agognata “quadra” il cui contenuto ci verrà svelato nei prossimi giorni. In attesa dell’ultimo sforzo dove con il solito maxiemendamento rabberciato, si approva la legge di bilancio 2019 che ormai è il cestino delle sorprese.

Come sempre ci sarà la sfilata trionfale e il discorso dal balcone, ma si guarderanno bene di parlare di quanto prima o poi nel nuovo anno, la maggioranza dei paesi europei e, per prima potrebbe toccare proprio a noi si ritroveranno con un segno — (meno) che significa “recessione”.

La politica del populismo non consiste nel governare le contraddizioni ed i fattori di crisi, non consiste nel rimuovere gli ostacoli alla crescita o all’aumento del benessere dei cittadini, ma solo in una continua ed inutile guerriglia ideologica contro nemici immaginari..

Questi temi, completamente assenti dal dibattito di politica economica nazionale, così come il governo si è inginocchiato davanti alla Commissione Europea, mentre a noi dicono che è un compromesso ciò che invece è una totale sconfessione.

Insomma i venti della recessione soffiano ma i “nostri” amano far finta che sia il Ponentino.

Non resta che una ulteriore ristrutturazione del sistema politico e la nascita di una forza, effettivamente, in grado di funzionare come formazione capace di coalizione, di equilibrio e di moderazione nella lotta politica. I fatti dimostrano che nel Belpaese due parole sono invise dai politici di ogni colore: liberal democrazia e moderazione.

Non è detto che in prospettiva possa essere proprio un sodalizio come Iniziativa Comune che a differenza dei tanti politici antepone al “radicalismo corporativo”, gli interessi generali dei cittadini affermando quelle “verità” che tutti conosciamo e che il partitismo sottovaluta facendoci vivere appesi a continue menzogne.

Gruppo di cooperazione e di Proposte