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È ormai un ritornello che si ripete quotidianamente. I nostri eroi del primo giugno si spendono, con una sincronia a volte impressionante, come se il contratto alla tedesca fosse stato concordato e sottoscritto da tutto il popolo con la clausola di agire in ogni dove, sempre nome dei 60 milioni di italiani.

In 336 tutti rappresentanti del popolo hanno risposto all’appello del governo, dopo il Senato nel quale è stata cancellata ogni forma di dissenso è la volta della Camera dove un altro voto di fiducia ha fugato ogni dubbio spalancano la strada alla nuova deriva autoritaria imposta dal CapoLega.

Così è caduto il cornicione della democrazia, poi il tetto della protezione umanitaria, infierisce sugli stranieri, criminalizza povertà e dissenso.

Un salto indietro nel tempo voluto di nuovi reazionari al potere che piacciono tanto a Trump e CasaPound. Forse una nota positiva si dipana nello articolato, porta il numero 17 che dà carta bianca al magistrato di adottare il provvedimento di allontanamento dalla casa di famiglia e prevede inoltre l’uso del braccialetto elettronico anche per imputati dei reati di maltrattamento domestico e stalking.

Nel III millennio stiamo perdendo lo zainetto, riempito dai caduti del secolo appena trascorso. Eppure nella penisola e nelle nostre Isole ci sono monumenti, steli, borghi e paesi abbandonati ma sono ancora ferme le mura dove si legge “libertà”. Camminando, la sensazione è di un viaggio nel tempo. Sono angoli del mondo in perfetta simbiosi con la natura, aree suggestive che nascondono resti di un passato ancora intatto. Sono piccoli centri dominati da un’atmosfera magica, in cui le lancette dell’orologio hanno segnato l’ultimo rintocco per poi fermarsi in eterno. Lì, dove un tempo il commercio era fiorente, l’agricoltura era il fulcro dell’economia e i mercati pullulavano di gente e di una varietà incredibile di prodotti, oggi dominano steli di pietra, ombre, fantasmi, borghi abbandonati e Colonie di Confino.

Le pietre raccontano che dopo l’attentato a Benito Mussolinì – 31 ottobre 1926 a Bologna, il governo promulgò dopo soli 6 giorni il Regio D.to 1848, istitutivo dei confino di polizia.

I politici anti regime, venivano inviati nelle “colonie di confino” delle Isole di Ventotene e Tremiti. Ma erano attivi anche altri luoghi di segregazione come Favignana, Lampedusa, Ustica, Lipari e Ponza.

Gli altri confinati, ritenuti meno pericolosi, furono costretti a soggiornare in piccoli villaggi Calabresi in Abruzzo e Basilicata.

Tra i confinati politici più noti si ricorda: Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, e poi Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Ferruccio Parti Sandro Pertini, Carlo Villa, Carlo Meani e tanti altri. I dati riporta  circa 10 mila in diversi confino dislocati per l’Italia.

 

Per ricordare i confinati politici, in alcuni di questi luoghi furono eretti monumenti commemorativi.

Tremiti (Foggia)

Nella piazzetta a San Nicola, fu eretto un monumento l’epigrafe sul basamento dell’opera scultorea recita: “A RICORDO DEI CORAGGIOSI ITALIANI CHE PER IL LORO AMORE DI LIBERTA’ E GIUSTIZIA, VENNERO CONFINATI IN QUESTA ISOLA DURANTE GLI ANNI OSCURI DELLA TIRANNIA FASCISTA”. Inaugurata dall’Associazione Na zionale  Perseguitati Politici Italiani Antifascisti nel maggio 1980.

Ventotene (Littoria, oggi Latina)

Il 2 giugno 1978 a Ventotene fu dedicato un monumento a ricordo dei confinati, sulla stele in marmo è incisa una epigrafe dettata da Umberto Terracini.

“NELLA BREVE CHIUSA CERCHIA | DELLE SUE SCOGLIERE BATTUTE DAL MARE | VENTOTENE | UMILIATA DALLA DITTATURA A LUOGO DI CONFINO POLITICO | OSPITO’ NEL VENTENNIO FASCISTA | CIRCONDANDOLI DI RISPETTOSA TACITA SIMPATIA | MIGLIAIA DI PERSEGUITATI DI OGNI PARTE D’ITALIA | MOLTI DEI QUALI FURONO DESIGNATI | DOPO LA LIBERAZIONE E LA DEMOCRAZIA INSTAURATA | A SOMMI INCARICHI E DIGNITA’ NELLA REPUBBLICA | RICORDANDO E ESALTANDO LE VIRTU’ UMANE E CIVILI | CHE NE REGGEVANO LO SPIRITO SOTTO LA DURA REPRESSIONE DEL | REGIME AUTORITARIO | GLI ABITANTI DELL’ISOLA | CUSTODISCANO ALLA NAZIONE RINNOVATA | QUESTE SOPRAVANZATE ROVINE DEGLI SQUALLIDI ACQUARTIERAMENTI | DOVE I CONFINATI ANTIFASCISTI MALPROTETTI DALL’INCLEMENZA DELLE | STAGIONI | COSPIRATIVAMENTE AUTOGOVERNANDOSI | CONDUSSERO LA LORO VITA DI SACRIFICIO E DI STUDIO | PREPARANDOSI ALLA LOTTA | PER UN’ITALIA RINNOVATA NELLA LIBERTA’.”

Camminando si osservano questi luoghi dove si può ancora respirare l’essenza di una realtà non ancora dimenticata, sono spazi affascinanti, ricchi di peculiarità, di storia e di quiete. Non occorre andare all’altro capo del mondo per ammirare luoghi incontaminati pietre parlanti, muri che raccontano di una Italia che c’è ma difronte alla deriva resta indifferente.

Non solo pietre, anche piccole oasi di bellezza disseminate in tutta la penisola. Centri dal fascino particolare, i cui vicoli trasudano storia e tradizioni.

Le isole di Ventotene e di Santo Stefano viste con gli occhi di chi ci ha vissuto e vi è morto perché condannato al confine o al carcere, durante il regime, per reati politici o per crimini comuni. Storie di ribelli e di violenza come quella del comunista Rocco Pugliese, ucciso dai secondini dell’ergastolo di Santo Stefano. O del partigiano greco Giorgio Capuzzo che aveva combattuto contro gli italiani. Ma anche di chi aveva ucciso per quello che credeva essere amore.

Delle pietre di Santo Stefano e Ventotene, i due isolotti del Tirreno che hanno tenuto a battesimo l’idea d’Europa e della Costituzione italiana, che viene raccontata in Non volevo morire così, Santo Stefano e Ventotene, storie di ergastolo e di confino l’ultimo libro del giornalista e scrittore di Pier Vittorio Buffa (pubblicato da Editore Nutrimenti) con la prefazione di Emma Bonino.

 

Rocco Tiso