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Siamo rimasti in pochi, ci dicono che siamo all’antica ma per noi è un complimento, dalla terra abbiamo avuto le soddisfazioni più grandi. Molti anzi tutti ci siamo fatti da soli. Poi, io sono, sbotta Matteo, uno di quelli che si emoziona ancora quando gli alberi fioriscono, quando cominciano a crescere i primi frutti o quando, il seme piantato con tanto amore e tanta precisione, diventa i due metri di pianta di granturco su cui si aggrapperanno le pannocchie gialle…Non credo ci siano altri lavori che possano vantare di vedere subito il frutto dei propri sforzi, di far soffrire il rimorso dei propri errori, di mostrare come tutti siamo, sempre e comunque, in balia della Natura. Negli altri lavori queste cose sono mascherate, se si costruisce è perché ci sono le tangenti, se si trovano i lavoranti è perché c’è troppa disoccupazione, se si arriva alla fine è perché il politico di turno deve essere rieletto…

No, qui non ci sono menzogne, la natura benigna mostra il suo predominio sugli uomini e la tecnologia che ci permette di andare nello spazio ma non di far piovere o di fermare le inondazioni…

Eppure dopo una vita che ho passato così comincio ad essere stanco, il paese si sta svuotando ed è finita l’allegria di un tempo, di quando si andava in campagna a piedi e anche solo il tragitto era un festa perché ad ogni incrocio si aggiungeva gente con cui condividere il cammino, con cui scambiare due chiacchiere e due sfottò prima di andare a usare le mani come unici attrezzi di lavoro tra canti e risate… Sto diventando vecchio e faccio discorsi malinconici perché so che il mio tempo è scaduto: quelli come me sono dipartiti, anche il mio tempo e non lascio eredi, non perché non abbia figli,

Non siamo stati in grado di insegnare ai giovani a lavorare con noi, siamo stati duri e testardi, convinti che toccasse a loro capire i sacrifici dei genitori e la bellezza del loro lavoro. Loro alla fine non erano d’accordo, noi non abbiamo voluto sentire ragioni, e quindi se ne sono andati via lasciandoci da soli. Le mie terre, come me, sono fiorenti e credono di essere vive ed invece sono condannate a diventare deserte come le altre: 2 anni, 5 anni e non si distingueranno dal resto.

Però c’è un insegnamento che la terra mi ha dato e che mi può dare ancora dei frutti importantissimi: per quanto grave sia stata la siccità, la pioggia o la grandine che rovina i raccolti c’è sempre la possibilità l’anno dopo di cominciare da capo.

Ascoltando i notiziari, parlano di genuinità, salubrità, consistenza nutritiva degli alimenti, garanzie che possiamo dare noi che lavoriamo la terra ancora con le mani. Sempre con maggiore frequenza si parla che nel 2050, quando la popolazione mondiale sfiorerà i 10 miliardi, noi contadini non saremo più necessari, già oggi siamo un peso, per le lagnanze, e le mille pretese.

Scusate la presunzione, ove così fosse, si commetterebbe un errore storico e si calpesta la dichiara

zione Internazionale sui Diritti dei Contadini e di Altri Lavoratori nelle Aree Rurali.

L’ONU all’articolo uno definisce:

“E’ considerato contadino chiunque partecipi o provi a partecipare, solo, o in associazione con altri, oppure in forma di comunità, ad attività agricole su piccola scala destinate alla sussistenza o al mercato, così come chiunque dipenda in modo significativo, ma non esclusivo, da forme di lavoro familiare o domestico e altre forme di organizzazione del lavoro non monetizzate, e chiunque abbia un legame speciale di dipendenza e attaccamento con la terra”. L’articolato rafforza Il diritto alla terra, all’acqua, ai semi, di partecipazione alle politiche pubbliche, a condizioni lavorative dignitose. Accesso ai mercati, al cibo salutare, alle sovvenzioni, alla informazione.

“Gli strumenti legali attualmente esistenti sono insufficienti, c’è bisogno di maggiore sostegno per queste persone che per decenni hanno affrontato discriminazioni politiche ed economiche”. Tra l’altro numeri alla mano: I contadini costituiscono più di un terzo della popolazione mondiale e forniscono cibo ad almeno il 70% di questa. Nel 2050, quando secondo le stime più recenti raggiungeremo i 10 miliardi, avremo sicuramente ancora bisogno di loro e della loro diversità.

Se riduciamo i Contadini ad anime vaganti, ci si deve interrogare. Chi produce oggi i cibi biologici? Se sono la maggioranza Contadini, dobbiamo rinunciare al cibo biologico e biodinamico. Ove mai si pensasse ad un biologico di tipo Industriale, dovremmo dedurre che di biologico si dice ma non si conosce.

L’agricoltura si può vedere con molti occhi e molto spesso non si tratta di occhi di agricoltori ma di chi guarda il settore primario a una certa distanza, vedendo solo il lato che gli è più congegnale o più utile.

Vi sono però persone che possono guardare all’agricoltura, con occhi diversi, che possono farci vedere l’agricoltura sotto una diversa prospettiva. Una prospettiva necessaria, per permetterci di pensare fuori dagli schemi consueti.

Nessun giudizio, nessuna fazione, nessuna battaglia ideologica. Il fine è di incastonate le tessere

di un mosaico, che liberamente ognuno di noi può comporre, disegnare e creare come vuole, ricordando che non esiste regalo più importante che possiamo farci di ritagliarci la possibilità di pensare, nella frenesia della vita quotidiana.

Il nostro silenzio per rispetto degli innocenti che hanno perso la vita, senza saperlo e nemmeno volerlo. Resta il sospetto che l’ingordigia di pochi, l’aveva annunciato e forse premeditato.

 

L’agricoltura e l’antropologia

 

Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi.

(Mahatma Gandhi)

 

L’obiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani.

(Masanobu Fukuoka)

 

Favorire le arti, e trascurare l’agricoltura, è un levare le pietre delle fondamenta di una piramide per innalzarne la sommità.

(Matthieu Bonnafous)

 

L’agricoltura e la società.

 

La storia avrebbe dovuto insegnarci che una civiltà urbana può svilupparsi solo da una civiltà contadina, e mai dalla sua distruzione.

(Mauro Parrini)

 

L’agricoltura e la consapevolezza

 

Solo l’arte dell’agricoltura, che senza dubbio è vicinissima alla sapienza e, per così dire, sua consanguinea, non ha né discepoli né maestri.

(Lucio Giunio Moderato Columella)

 

Indubbiamente è una mancanza, l’argomento alimentazione è assente. Io credo che ciascuno di noi debba sapere che gli allevamenti e l’agricoltura contribuiscono ai cambiamenti climatici e hanno un forte impatto ambientale. Ciascuno di noi deve sapere che la produzione dei vari tipi di cibo ha un peso notevole sulla salute del pianeta.

(Henning Steinfeld)

 

L’agricoltura e la rivoluzione

 

In agricoltura si dovrebbe fare un uso assai più limitato di prodotti chimici ed entrare quanto più possibile in armonia con i processi naturali. Nell’immediato forse questo farebbe calare i profitti, ma nel lungo periodo sarebbe benefico.

(Dalai Lama)

 

È bene [… ] se possibile scegliere verdure coltivate secondo l’agricoltura biologica, anche se sono più difficili da trovare e più care. È sempre meglio consumare una minore quantità di un prodotto ma di migliore qualità; alla fine il costo è identico.

(Michel Montignac)

 

L’agricoltura biologia è un “regime” che prevede delle regole ferree nel coltivare o allevare animali, disciplinari da rispettare per la tutela della salute umana e dell’ambiente. Pertanto la quantità di cibo prodotto da agricoltura biologica è minore, a volte anche di due terzi, a confronto all’agricoltura chimica, per questo il cibo biologico costa “di più” del convenzionale.

Oggi l’alimentazione con cibo biologico viene consigliato da molti medici per tutelare e migliorare la salute dei propri pazienti.

Alcuni ricercatori hanno messo insieme 70.000 francesi adulti e li hanno seguito per 4 anni e mezzo chiedendo loro report dettagliati sulle loro abitudini alimentari, ma anche sullo stile di vita e le loro condizioni economiche. Dai dati raccolti è emerso che coloro che mangiavano cibo biologico avevano meno probabilità di sviluppare un tumore.

Alla domanda: perché il biologico è più indicato per la nostra alimentazione?

Gli esperti spiegano che nel cibo non biologico sono presenti maggiori tracce di pesticidi che sono considerati potenzialmente cancerogeni e quindi pericolosi per la nostra salute. Leggasi glifosato.