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Mentre il Presidente del Consiglio ha dichiarato che il governo non è razzista, il presidente della Regione Veneto si è detto “razzista” invitando i giornalisti : “scrivetelo pure”. Poi accenna al programma del suo partito: riaprire le carceri, inasprire le pene, legittima difesa, manganelli ai poliziotti.

Uno dei sopravvissuti alle fucilate, racconta la sparatoria in cui è stato ferito lui e un altro, con un colpo alla testa il terzo connazionale non ancora trentenne non c’è la fatta. Si tratterebbe di una vendetta per furto.

Nella zona ci sono circa 5000 – braccianti, tutti migranti, utilizzati come manodopera nella raccolta degli agrumi a pochi euro al giorno, anche perché i lavoratori italiani, ormai snobbano quasi tutti la campagna.

Non era solo nero di pelle, Soumalya Sacko caduto sotto le fucilate, ucciso, né solo un ultimo tra gli ultimi, bracciante agricolo maliano, accampato in una tendopoli in Calabria nell’area del vibonese. È apparso strano a molti che Sacko fosse anche un sindacalista membro di un sodalizio, l’unico a presidiare le aree ad alta probabilità di sfruttamento, dai magazzini della logistica sino alla raccolta di frutta e verdura. Siamo nel sud del Sud, dove nei campi in contrasto col verde c’è solo il nero. Non conosciamo i colori dei vestiti di Sacko, di certo è il simbolo di tutto ciò da cui ci si vuole emancipare – la segregazione, il razzismo, lo sfruttamento, l’indigenza – e nel contempo quello della rivendicazione collettiva da parte di gruppi sociali che acquisiscono coscienza di sé e dell’ingiustizia che subiscono, in quando la prova che il suo ruolo sociale è più contemporaneo che mai. Soprattutto nei giorni in cui nessun ministro del governo Lega Cinque Stelle, appena insediato, trova occasione per commemorarlo, se non con qualche parola di circostanza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

La vera colpa di Sacko, è solo quella di essere nero e sindacalista che può morire ancora nell’indifferenza. Nessuno ha colto il vero senso della sua morte. Nemmeno i partiti, che si collocano a sinistra anche se hanno speso parole importanti per il bracciante del Mali, ma non hanno avuto un attimo di tempo per parlare con la famiglia e con le persone che vivono in quell’inferno, non fosse altro per verificare de visu la “pacchia” che il neo Ministro degli Interni – eletto proprio in quel collegio – fa passare come fardello che pesa sulle spalle degli italiani. Al silenzio generale va sommato anche il sonoro silenzio dei sindacati, che nell’immaginario hanno ritenuto che essere straniero, nero è sindacalista libero oltre ad essere una colpa forse è anche un peccato mortale anche se il bracciante nero è morto ammazzato.

Il solito comunicato: solo strumento per salvare l’apparenza, scudo per nascondere l’indignazione o il coraggio di non dedicare al bracciante Sackato almeno mezz’ora di “astensione dal lavoro”.

Nemmeno una fiaccola di “utopia” per testimoniare che a prescindere, sono “persone”. Proprio ora che avanzano a testa bassa i neo “giustizialisti”, quale occasione migliore per dare voce a decine, centinaia, migliaia di umili, che non hanno diritto a manifestare la rabbia e lo sgomento di fronte alla barbarie. E se qualcuno alza i toni viene seppellito mentre sta parlando.

Niente di niente. Niente i sindacati agricoli e nemmeno le confederazioni nazionali, niente i partiti, maggioranze e minoranze, come se non li riguardasse, come se l’ascesa delle nuove destre fosse un inevitabile accidente, e non una precisa responsabilità storica e per alcuni il domani si chiama “niente”.

Tra gli impegni del governo c’è l’immediata realizzazione dei Centri per i rimpatri “chiusi affinché la gente non vada a spasso per le città”. il ministro dell’Interno in Transatlantico, ha sottolineato ai cronisti che “la gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 rientra alle 10 la sera e non si sa cosa fa durante il giorno”, poi sempre il ministro ha detto di aver già parlato “con tutti i governatori leghisti che non vedono l’ora di avere Centri chiusi”.

L’unica speranza che in un futuro non tanto lontano anche in Italia, potrà prendere piede la raccolta dei prodotti agricoli interamente robotizzata, mentre ai non occupati che hanno le carte in regola

ci penseranno le “stelle giamaicane” con il “mantenimento di Cittadinanza”.

Forse gli unici a fare i sacrifici saranno i rappresentanti sindacali e parlamentari, che per sbarcare il lunario forse per la prima volta dovranno lavorare.