Seleziona una pagina

In questo Paese basta salire le scale del palazzo per sentirsi depositario del mandato di tutti. È un virus contagioso che attacca destra, centro e sinistra, indipendentemente dai colori della casacca che indossano.

La verità è che qualsiasi opinione tu abbia non hai diritto di parola. E se provi a farti sentire ti zittiranno azzerando il tuo volume o spegnendo le telecamere su di te.

Not in my name”, diceva un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non l’ho mai sentito. Sono stufo, spazientito e stanco di ascoltare cose non dette, di essere accomunato come adepto di chi si permette di generalizzare tutto e tutti, sia nel bene che nel male.

Francamente è inaccettabile che politici, ciarlatani e impostori della democrazia facciano di tutto per far passare, me e quelli come me, tra coloro che non hanno il senso della storia. Non si dica altro a mio nome, ognuno parli per sé.

Questo modo di agire non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini multi etnici che, per quanto uniti in un vecchio continente claudicante in cui i problemi non mancano, hanno il diritto-dovere di dire la propria.

I signori che stanno occupando le istituzioni della Repubblica promettono cose fantasmagoriche a nome di tutti, ma poi fanno cose deliranti dicendo che rappresentano “la volontà popolare”.

Non si parli a mio nome quindi; l’arroganza, la rabbia, l’ignoranza, le ingiurie, la violenza morale, il tuttologismo e le imprecazioni di scopo non mi appartengono, e non mi appartengono nemmeno le cantilene delle buone intenzioni e l’arte di camuffare i tanti problemi che ci sono.

Non mi rappresentano i processi sommari o le truppe cammellate al soldo delle signorie che pontificano dagli scranni del “potere”. Io mi identifico ancora nelle tante iniziative di resistenza civile, umana e culturale di cui nessuno parla. E questo semplicemente perché non urlano, non sfasciano tutto, non fanno danni, ma sono guardano unicamente a cercare di fare del bene.

Io mi immedesimo con i senza lavoro, mi trovo bene con i lavoratori onesti, i ricercatori, gli studiosi, i volontari e le associazioni senza fine di lucro. Insieme a loro riaffermo il mio impegno alla lotta culturale non violenta contro una politica marcia, ignorante, sorda, cieca ed egoista, ma senza mai smettere di difendere la Costituzione Repubblicana che rappresenta tutti noi, di oggi, di ieri e di domani.

Chi tollera e sorride alla violenza “amica” perché la vede agire in direzione dei propri obiettivi non mi rappresenta.

Ognuno parli per sé e a suo nome quindi, ma non nel mio o di quelli come me.